Obblighi IVA del soggetto non residente per operazioni territorialmente rilevanti in Italia

Il soggetto non residente – comunitario o extracomunitario – che effettua nel territorio dello Stato operazioni rilevanti ai fini IVA, deve adempiere ai relativi obblighi o può esercitare i relativi diritti con le seguenti modalità:

  • Stabile organizzazione – Si manifesta quando un soggetto non residente svolge in Italia un’attività economica stabile, e si qualifica come soggetto passivo d’imposta nazionale relativamente alle operazioni effettuate nel territorio dello Stato;
  • Rappresentante fiscale IVA – Alla sua nomina si ricorre quando il soggetto non residente pone in essere nel territorio dello Stato singoli atti economici rilevanti ai fini IVA. La nomina è obbligatoria quando l’acquirente nazionale è un privato, nonché nelle vendite a distanza;
  • Identificazione diretta – Consiste nella possibilità – solo per gli operatori comunitari – di adempiere agli obblighi od esercitare i diritti previsti in materia IVA registrandosi direttamente presso l’Amministrazione Finanziaria. Tale identificazione avviene presentando una dichiarazione di inizio attività, dalla quale si riceverà un numero di partita IVA.

Nomina del rappresentante fiscale in Italia

La rappresentanza fiscale consiste in un mandato con rappresentanza conferito ad un soggetto stabilito in Italia al fine di adempiere gli obblighi tributari nel territorio nazionale.
La nomina del rappresentante fiscale o l’identificazione diretta è obbligatoria quando l’operazione, che avviene nel territorio nazionale, deve essere assoggettata ad IVA ed i relativi obblighi sono previsti a carico del soggetto non residente:

  • vendita in base a cataloghi, per corrispondenza, a privati consumatori ovvero ad altri soggetti per cessioni superiori a 35.000 Euro;
  • cessioni di beni a privati (anche se in precedenza già introdotti in Italia per montaggio o istallazione);
  • introduzione di beni in Italia in conto proprio per esigenze dell’impresa estera;
  • alcune prestazioni di servizi di cui all’art. 40 D.L. 331/93 (territorialità delle operazioni intracomunitarie);
  • introduzione in Italia di beni nei depositi IVA (art. 50 Bis D.L. 331/93);
  • operazioni alle quali intervengono più di tre soggetti comunitari a fronte di un unico trasferimento di beni.

La nomina è facoltativa quando permette al soggetto non residente di far valere il diritto di poter detrarre l’IVA pagata sugli acquisti in Italia.

Responsabilità nei confronti del Fisco

Una importante differenza tra la nomina di un rappresentante fiscale e l’identificazione diretta è data dalla diversa responsabilità nei confronti del Fisco:

  • il rappresentante fiscale IVA è responsabile in solido con il soggetto non residente per tutti gli obblighi previsti dalla normativa e per il pagamento dell’IVA dovuta (art. 17, comma 3, del DPR 633/72). Dal punto di vista civilistico, il rappresentante fiscale agisce come mandatario senza rappresentanza;
  • nell’identificazione diretta, unico debitore resta il soggetto non residente, anche quando si avvale di un consulente (ausiliario) in Italia.

Rappresentante IVA “leggero“

Nel caso in cui, in ambito intracomunitario, vengano effettuate esclusivamente operazioni attive e passive non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta, il rappresentante, è detto “leggero”.
Tale rappresentante è tenuto esclusivamente all’esecuzione dei seguenti obblighi:

  1. Fatturazione delle operazioni;
  2. Compilazione e presentazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari.

Tale semplificazione viene meno con l’effettuazione della prima operazione attiva o passiva, che comporti il pagamento dell’imposta o il relativo recupero e, a partire dall’effettuazione di tale operazione, sorgono in capo al rappresentante tutti i normali obblighi IVA (fatturazione, registrazione, dichiarazione ecc.).

Territorialità delle prestazione rese in presenza di un rappresentante fiscale o di identificazione diretta

La nomina del rappresentante fiscale o l’identificazione diretta in Italia non muta la condizione di soggetto non residente del soggetto estero e, non ha effetti sulla territorialità dell’operazione, che deve essere individuata in base alla residenza del soggetto estero e non del suo rappresentante fiscale.

Documentazione necessaria per la nomina del rappresentante fiscale

Il rappresentante fiscale deve essere nominato nelle forme previste dall’articolo 1, comma 4, del D.P.R. n. 441/1997 attraverso la dichiarazione anagrafica di inizio e variazione attività, di cui all’articolo 35, commi 1 e 3, del D.P.R. n. 633/1972 ovvero in alternativa mediante:

  • un atto pubblico;
  • una scrittura privata registrata;
  • una lettera annotata in un apposito registro presso l’Agenzia delle Entrate competente (mod. VI) in relazione al domicilio fiscale del rappresentante o del rappresentato.

L’Ufficio, ai fini della registrazione della lettera di nomina, può esigere che la traduzione in lingua italiana della lettera redatta in lingua straniera sia asseverata, prestando cioè giuramento davanti ad un pubblico ufficiale (es. Notaio estero o Console Generale dell’Italia presso lo Stato Estero) e può richiedere anche l’apposizione dell’Apostille e il certificato di “good standing” della società estera.
L’Apostille sostituisce la legalizzazione e certifica che il Notaio o l’autorità Governativa che ha rilasciato il documento è effettivamente autorizzato a farlo.

Modalità di identificazione diretta

Per adottare questo sistema occorre identificarsi direttamente (articolo 35-ter del D.P.R. 633/1972), presentando il modello ANR/3 prima di effettuare qualsiasi operazione territorialmente rilevante in Italia.
Il modello ANR deve essere utilizzato anche per comunicare eventuali variazioni di uno o più dei dati già comunicati indicati nella dichiarazione per l’identificazione diretta o per cessare l’attività.
Le dichiarazioni per l’identificazione diretta, con conseguente attribuzione di partita IVA, devono essere presentate esclusivamente all’Agenzia delle Entrate – Centro operativo di Pescara – via Rio Sparto n. 21 – 65100 Pescara, secondo le seguenti modalità:

  • direttamente all’ufficio (anche a mezzo di persona appositamente delegata);
  • a mezzo servizio postale, mediante raccomandata, allegando copia fotostatica di un documento di identificazione del dichiarante e la certificazione attestante la qualità di soggetto passivo agli effetti dell’IVA posseduta nello Stato di appartenenza. Le dichiarazioni si considerano presentate il giorno in cui risultano spedite.

Una volta compilato e sottoscritto da parte del Legale Rappresentante l’apposito modello ANR/3 si devono allegare:

  • un certificato originale e aggiornato rilasciato dalle Autorità Fiscali del Paese dove ha la sede legale l’impresa che attesti l’iscrizione ai fini IVA;
  • un certificato originale e aggiornato rilasciato della Camera di Commercio del Paese dove ha la sede legale l’impresa e, se trattasi di società, detto certificato deve indicare i rappresentanti con facoltà di agire e i poteri di firma;
  • le traduzioni in lingua italiana dei certificati suindicati sottoscritte da chi le ha eseguite, con in allegato una copia di un valido documento d’identità;
  • copia di un valido documento d’identità del firmatario o del legale rappresentante firmatario della richiesta di identificazione diretta (mod. ANR/3);
  • dichiarazione resa sotto la propria responsabilità, ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000, sottoscritta dal legale rappresentante della società, dove si specifica:
    • l’attività abituale e le altre attività effettivamente svolte nel Paese estero di stabilimento;
    • l’attività che si intende svolgere in Italia in seguito all’identificazione diretta ex art.35 ter D.P.R. 633/1972;
    • le motivazioni della richiesta;
    • verso quali soggetti (società, privati, etc.) si rivolge l’attività da svolgere in Italia;
    • che il soggetto non residente non ha una stabile organizzazione nel territorio italiano.

Una volta che l’Agenzia delle Entrate ha provveduto all’attribuzione della partita IVA e all’invio del relativo certificato di attribuzione, il soggetto identificato deve assolvere tutti gli obblighi previsti dalla normativa IVA italiana.

Adempimenti IVA

Il rappresentante fiscale (ovvero l’identificazione diretta) è soggetto a tutti gli obblighi previsti dalla normativa IVA per i soggetti residenti e gode dei medesimi diritti. Dovranno essere adempiuti tutti gli obblighi previsti dalla disciplina IVA, quali:

  • registrazione dei corrispettivi giornalieri per operazioni B2C;
  • annotazione delle fatture passive;
  • effettuazione delle liquidazioni periodiche;
  • presentazione della comunicazione dati IVA e delle dichiarazioni.

Le fatture emesse e ricevute dal contribuente estero con rappresentanza fiscale in Italia o tramite la sua identificazione diretta dovranno sempre indicare, oltre alla esatta denominazione e individuazione di quest’ultimo, anche l’esatta indicazione del rappresentante fiscale.
Al soggetto estero, tramite il suo rappresentante fiscale (o tramite la sua identificazione diretta), competono per contro i diritti tipici scaturenti dall’applicazione dell’imposta, quali in particolare l’ottenimento dei rimborso IVA di cui all’art. 38-bis DPR 633/72.

Fatturazione delle cessioni di beni e prestazioni di servizi

Riguardo l’emissione delle fatture la Risoluzione n. 89/E/2010 ha precisato che l’art. 17, comma 2, DPR 633/72, “esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all’emissione della fattura (e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione), tramite il numero identificativo IVA italiano”. In tale sede era anche stato confermato che l’Iva relativa a beni e servizi territorialmente rilevanti in Italia, deve sempre essere assolta dal cessionario committente stabilito in Italia, mediante l’applicazione del meccanismo del reverse charge, ancorché il cedente o prestatore sia identificato ai fini Iva in Italia, tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale. A tal proposito, si vedano anche C.M. n. 14/E/2010 e C.M. n. 36/E/2010.
I soggetti IVA residenti nel territorio dello Stato, che acquistano in Italia beni o servizi da soggetti non residenti (con rappresentanza fiscale o identificati direttamente), hanno l’obbligo di emettere autofattura o integrare la fattura ricevuta con IVA (ai sensi dell’art. 17, comma 2, D.P.R. 633/72).
In realtà l’Agenzia ammette che, per le cessioni interne, il rappresentante fiscale di un soggetto estero sia legittimato, per esigenze interne, ad emettere al cessionario/committente residente un documento non rilevante ai fini dell’Iva, pur indicando che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dal cessionario o committente.

Apertura della partita IVA per la rappresentanza fiscale

Il soggetto nominato rappresentante dovrà aprire la posizione IVA (dichiarazione di inizio di attività) per il mandante. Con l’apertura della posizione IVA il soggetto estero, tramite il suo rappresentante, sarà sottoposto a tutti gli obblighi e diritti previsti dalla normativa IVA nazionale.
L’operatore italiano che già possiede una partita IVA, se diventa rappresentante fiscale, avrà una ulteriore partita IVA. Ciascuna partita IVA sarà gestita in modo autonomo con contabilità separata.
Un rappresentante fiscale può rappresentare più soggetti e quindi può essere intestatario di più numeri di partita IVA, mentre un operatore estero non può avere più di un rappresentante fiscale.
È possibile la nomina anche per una singola operazione.
Il rappresentante fiscale può essere una persona fisica o una persona giuridica (residenti o con sede in Italia).
La nomina deve essere portata a conoscenza dei fornitori antecedentemente la prima operazione.

FAQ

Che documenti sono richiesti per effettuare la nomina di un rappresentante fiscale IVA in Italia?

Per la nomina di rappresentante fiscale è necessario avere i seguenti documenti:

  • Visura aggiornata della società rilasciata dalla Camera di Commercio competente;
  • Certificato di attribuzione del numero di partita IVA rilasciato dall’Agenzia delle Entrate;
  • Statuto ed atto costitutivo della società;
  • Lettera di nomina del rappresentante fiscale sottoscritta dal legale rappresentante e legalizzata da un notaio o presso il consolato Italiano presso il paese estero.

In quanto tempo verrà rilasciata la partita IVA italiana per la rappresentanza fiscale IVA?

L’attribuzione della partita IVA italiana è immediata al momento dell’invio della richiesta per cui una volta raccolta la documentazione entro un paio d’ore l’Agenzia dell’Entrate emette il certificato di attribuzione della partita IVA.

Cosa bisogna fare una volta ottenuta la partita IVA italiana della rappresentanza fiscale?

E’ necessario comunicare ai propri fornitori che per le operazioni di acquisto la società si avvale di un rappresentate IVA indicando i dati anagrafici del rappresentante e la partita IVA assegnata alla rappresentanza specificando che le fatture di acquisto dovranno essere inviate in copia anche al rappresentante fiscale.

Se si acquistano beni in Italia o vengono trasportati da un altro paese europeo è necessaria la nomina di un rappresentante fiscale IVA?

La nomina di un rappresentante fiscale IVA non è necessaria ma permette alla società straniera di detrarre l’IVA a credito sulle operazioni di acquisto territorialmente rilevanti in Italia. Risulta invece obbligatoria nei seguenti casi:

  • vendita in base a cataloghi, per corrispondenza, a privati consumatori ovvero ad altri soggetti per cessioni superiori a 35.000 Euro;
  • cessioni di beni a privati (anche se in precedenza già introdotti in Italia per montaggio o istallazione);
  • introduzione di beni in Italia in conto proprio per esigenze dell’impresa estera;
  • alcune operazioni intracomunitarie di cui agli artt. 40 e 41 del D.L. 331/93 (territorialità delle operazioni intracomunitarie);
  • introduzione in Italia di beni nei depositi IVA (art. 50-bis D.L. 331/93);
  • operazioni alle quali intervengono più di tre soggetti comunitari a fronte di un unico trasferimento di beni.

Nel caso di importazione di beni da un paese Extracomunitario in Italia bisogna pagare l’IVA sui beni importati?

In linea di massima sì. L’IVA è dovuta al momento dello sdoganamento della merce, tuttavia è possibile immettere in “libera pratica” il bene cioè rendere il bene comunitario mediante il pagamento dei soli dazi doganali e utilizzare un “deposito fiscale”, cioè un magazzino in cui le merci sono temporaneamente esenti da imposizione IVA sino al momento dell’estrazione.
Al momento della successiva estrazione verrà liquidata l’IVA mediante il meccanismo del reverse charge, ai sensi dell’art. 50-bis, comma 4, del DL 331/93 da parte di chi estrae il bene dal deposito fiscale. Lo stesso meccanismo è utilizzabile per le gli acquisti intracomunitari che transitano per il deposito fiscale.

Nell’ipotesi di vendita di beni a soggetti IVA in Italia è necessario applicare l’IVA in fattura?

Assolutamente no! La società straniera, ancorché identificata in Italia o con rappresentanza fiscale in Italia non muta la sua qualifica di soggetto straniero anche se il bene è stato acquistato mediante la rappresentanza IVA, pertanto sarà sempre la società straniera ad emettere la fattura con i propri dati identificativi, specificando che la merce proviene dall’Italia. Il cessionario riceverà la fattura e la registrerà con il meccanismo del reverse charge ai sensi dell’art. 17, comma 3, DPR 633/72 che consiste in un sistema di liquidazione e versamento dell’IVA a carico del cessionario, anziché come avviene normalmente da parte del cedente. In altri termini il cessionario integrerà la fattura (che non espone IVA) con IVA e la registrerà sia nel registro Iva acquisti che nel registro IVA vendite, di fatto compensando il credito IVA sull’acquisto con il debito IVA derivante dalla registrazione della fattura sul registro Iva vendite. La fattura emessa con solo l’indicazione della partita IVA italiana non ha valore fiscale e il cessionario deve ricevere la fattura direttamente dalla società estera. E’ ammesso comunque che la rappresentanza IVA possa emettere per conto della soci età estera dei documenti pro-forma al solo scopo di agevolare l’operazione di registrazione da parte dell’acquirente.

Il soggetto IVA che vende in Italia alla società estera con rappresentante fiscale deve emettere fattura elettronica?

Non c’è l’obbligo di emissione di fattura elettronica per cessione di beni a soggetti IVA esteri dotati di identificazione diretta. Per i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, ma ivi identificati tramite rappresentante fiscale, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, o direttamente ai sensi dell’articolo 35-ter D.P.R. 633/1972 (facoltà, quest’ultima, concessa solo ai soggetti comunitari), l’identificazione nel territorio dello Stato non conferisce la qualifica di soggetti stabiliti in Italia (né tantomeno quella di residente), con la conseguenza che l’operazione effettuata nei confronti di tali soggetti non confluisce nell’obbligo di emissione della fattura elettronica che rimane pertanto facoltativa previo accordo con la controparte e ferma restando la necessità di assicurare la copia cartacea ove richiesta.

Una società residente nella CE deve dotarsi di rappresentante IVA per operazioni territorialmente rilevanti in Italia o ci sono strumenti alternativi?

La società appartenenti alla CE che svolgono operazioni di acquisto rilevanti territorialmente in Italia per chiedere il rimborso dell’IVA a credito possono, in alternativa alla nomina di un rappresentante IVA, identificarsi direttamente presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Pescara. I tempi per l’identificazione sono mediamente più lunghi rispetto alla nomina di un rappresentante fiscale (circa 30 giorni) e la gestione delle pratiche di rimborso IVA sarà effettuata direttamente dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Pescara con tempi di rimborso mediamente più lunghi di qualche mese rispetto ai tempi di rimborso previsti in caso di rappresentanza fiscale.

L’IVA a credito maturata per gli acquisti effettuati quando può essere chiesta a rimborso e che tempistica è prevista per il rimborso IVA?

Il rimborso dell’IVA può essere richiesto al termine di ciascun trimestre solare mediante l’invio della richiesta di rimborso (modello TR) da inviare entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento, oppure mediante l’invio della dichiarazione annuale IVA ad aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
Ai sensi del comma 1 dell’articolo 38-bis del D.P.R. 633/1972, i rimborsi Iva, così come previsti nel precedente articolo 30, sono ordinariamente eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione. Bisogna sottolineare che i tempi di rimborso non sono vincolanti per l’Agenzia che può impiegare anche più tempo rispetto a quanto previsto per legge.

In ipotesi di commercio elettronico indiretto sono obbligato a nominar un rappresentante fiscale in Italia?

La risposa è affermativa, alternativamente è possibile identificarsi direttamente (solo per i soggetti comunitari). Il commercio elettronico “indiretto”, ai fini Iva, rappresenta una cessione di beni. In particolare, tale tipologia di commercio, a differenza del commercio elettronico diretto, è assimilato alle vendite per corrispondenza, di conseguenza, ai fini della fatturazione vale la regola stabilita dall’articolo 22, comma 1, n. 1) D.P.R. 633/1972, secondo cui, l’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Per tali operazioni, qualificabili ai fini Iva come interne, non sussiste nemmeno obbligo di emettere ricevuta/scontrino fiscale, per quanto concerne le operazioni interne. Resta tuttavia l’obbligo di registrare i corrispettivi giornalieri.

Nel commercio elettronico indiretto posso pagare l’IVA in Italia per le cessioni effettuate nei confronti di privati consumatori finali B2C residenti in un altro stato dell’Unione europea?

Per le vendite B2C effettuate nei confronti di privati cittadini (non soggetti IVA) residenti in altro stato della CE è prevista l’applicazione dell’IVA in Italia salvo il superamento di soglie di fatturato (Euro 100.000,00 o inferiori se previsto dal singolo stato) oltre le quali sarà necessario identificarsi direttamente nello stato estero o nominare un rappresentate fiscale ed applicare l’IVA in fattura dello stato estero. A partire dal 1° gennaio 2020 sono previste le seguenti modifiche:

  • non si applicherà più la disciplina delle “vendite a distanza” ma si applicherà il criterio generale che le operazioni di commercio elettronico indirette saranno territorialmente rilevanti nel Paese UE di destinazione dei beni (e quindi nel paese in cui risiede l’acquirente privato);
  • saranno eliminate le attuali “soglie di protezione” e sarà introdotta un’unica soglia di € 10.000,00, comune a tutti gli stati membri, al di sotto della quale le operazioni saranno rilevanti ai fini Iva nel Paese del cedente;
  • se la predetta soglia comune sarà superata nel corso dell’anno, si applicherà, a partire da quel momento, il principio generale (ovvero tali operazioni si considereranno territorialmente rilevanti ai fini Iva nel Paese UE di destinazione dei beni);
  • i cedenti potranno optare per la procedura semplificata MOSS (procedura ad oggi in uso per il commercio elettronico “diretto” che evita al cedente di identificarsi nel paese dell’acquirente e che gli consente, mediante la trasmissione di specifiche dichiarazioni Iva trimestrali, di effettuare i versamenti dell’imposta del proprio Paese).

In cosa consiste la procedura semplificata MOSS?

Il sistema MOSS (attualmente disponibile solo da chi fornisce servizi transfrontalieri di telecomunicazione, di diffusione televisiva e radiofonica o digitali a persone che non sono soggetti passivi) sarà disponibile a partire dal 1° gennaio 2020 anche per coloro che svolgono commercio elettronico indiretto. Il sistema MOSS consente alla società estera di registrarsi ai fini dell’IVA, presentare le dichiarazioni IVA ed effettuare i pagamenti in Italia, senza bisogno di registrarsi presso le autorità fiscali di ciascun paese in cui si opera. Occorre applicare le regole del sistema MOSS ai clienti di tutti i paesi dell’UE in cui si effettuano le forniture.

Per il rimborso dell’IVA a credito sono necessarie particolari garanzie?

Per importi chiesti a rimborso superiori a € 30.000 l’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art- 38-bis, comma 5 del DPR 633/72, una volta esaminata la documentazione a supporto della richiesta, chiede il rilascio di una fideiussione bancaria o una polizza fideiussoria per l’importo chiesto a rimborso per una durata pari a tre anni dall’esecuzione del rimborso.

Per il rimborso dell’IVA a credito è necessario avere un conto corrente bancario italiano?

Per il rimborso dell’IVA a credito non è necessario l’utilizzo di un conto corrente Italiano. La società estera può chiedere l’accredito delle somme spettanti mediante comunicazione del degli estremi del conto corrente estero. I contribuenti che vogliono ottenere l’accredito dei rimborsi fiscali sul conto corrente bancario o postale possono farne richiesta in qualsiasi momento, utilizzando l’apposito modello.
Nel modello vanno indicati i dati relativi a un conto corrente intestato o cointestato al beneficiario del rimborso. In particolare, è necessario riportare il codice Iban. Per le operazioni di accredito su conti correnti esteri vanno indicati la denominazione della banca, l’intestatario del conto corrente, il codice BIC e l’IBAN (se UEM) oppure le coordinate bancarie (se extra UEM) e l’indirizzo della banca.
Per ragioni che attengono alla sicurezza dei dati, la richiesta di accredito può essere effettuata:

  • comunicando le proprie coordinate bancarie direttamente on line, tramite la specifica applicazione
  • presentando l’apposito modello presso un qualsiasi Ufficio Territoriale dell’Agenzia delle Entrate esibendo un documento d’identità in corso di validità, la cui fotocopia andrà allegata al modello.

Se una società estera compie delle operazioni territorialmente rilevanti in Italia è necessario che si doti di un rappresentante fiscale?

Ai sensi degli art. 38-bis2 e 38-ter del DPR 633/72 sia i soggetti stabiliti in altri stati membri della Comunità Europea, sia i soggetti, sia quelli stabiliti in paesi non facenti parte della Comunità Europea con cui esistono accordi bilaterali di reciprocità (Israele, Svizzera e Norvegia), possono chiedere il rimborso dell’IVA assolta in Italia:

  • I soggetti stabiliti in altri stati membri della Comunità Europea chiedono il rimborso mediante inoltro per via elettronica della richiesta tramite lo stato membro ove è stabilito il richiedente.
  • I soggetti stabiliti in paesi non facenti parte della Comunità Europea con cui esistono accordi bilaterali di reciprocità (Israele, Svizzera e Norvegia) chiedono il rimborso direttamente al Centro Operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate mediante invio del modello IVA 79. In quest’ultimo caso il rimborso viene effettuato entro sei mesi dalla ricezione della richiesta di rimborso, o in caso di richiesta di informazioni aggiuntive, entro otto mesi dalla medesima.

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